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L. Pescador, 1995

 

 

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La casa emanazione del sé, gli oggetti del quotidiano, la sua auto, gli sgabelli, la scatola del tabacco da pipa…Nulla veniva escluso a priori e tutto convergeva nell’epifania delle sue forme astratte e simboliche. Questa era evidentemente un’altra analogia con l’arte africana che per sua natura non risparmia nulla, anzi innalza la categoria degli oggetti d’uso a splendidi manufatti artistici.

Prometti era un attento collezionista di opere africane, ma esterno al mondo dei mercanti. L’oggetto viveva in quanto raccolto in loco e frutto di quel hic et nunc dei suoi viaggi. In particolare, la sua raccolta di oggetti attinenti il culto e la cultura materiale della popolazione Dogon era senza dubbio notevole.

 

             

 

Il viaggio pertanto diveniva esperienza culturale, antropologica e artistica e queste tre dimensioni rimanevano indissolubili.

Sensibilità d’artista e competenza gli avevano consentito di raccogliere decine di pezzi dell’area sub-sahariana, ma ognuno di questi strettamente connesso con il luogo d’origine che gli conferiva patina e sacralità, lontano dalle vetrine luminose dei salotti bon ton.

Gli innumerevoli soggetti della sua produzione, sono la decantazione di un universo genuino, furbo e allegro. Ecco che il teatro del mondo prende forma attraverso la stilizzazione simbolica dei tarocchi; le sue forme totemiche sono vitali ed energiche, intrise di una religiosità pagana. I gioielli sono sculture per il corpo, i collage e i pannelli un tripudio di colori e di forme irrequiete. L’ironia attraversa tutti i suoi lavori, l’arte è pur sempre riscatto e la sua irriverenza ci ricorda la leggerezza del vivere.

 

      

 

Lo studio di Enrico rappresentava un’ esperienza unica; luogo eletto del fare è una stratificazione di oggetti creati, abbandonati, ripresi e riassemblati. Una scrittura feconda, in perenne divenire a testimoniare il racconto di una vita di ricerca che non avrà mai fine poiché è la ricerca il senso stesso di una vita spesa per l’arte. Lo studio di Enrico valeva quanto decine di mostre personali e collettive e come tutte le cose pregevoli vanno oggi scoperte, comprese e valorizzate.

Il senso di un messaggio artistico profondo viene consegnato con l’umiltà di chi con coerenza ha sempre voluto custodire di persona il proprio fare. Una pratica artistica totale, con cui continuamente misurarsi per scacciare quelle zone oscure del nonsense che albergano latenti in ciascuno di noi.

 

 

Breve nota biografica

 

Enrico Prometti, Bergamo,1945. Bergamo, 2009 +.

 

Dal 1959 al 1965  studi presso l’Accademia di belle arti “G. Carrara” di Bergamo.

Mostre personali di pittura scultura e incisione in gallerie private e pubbliche a Bergamo, Milano, Lodi, Ferrara, Olbia.

Mostre collettive in Italia e all’estero, tra cui due personali a New York nel 1996.

Lunghi viaggi extra-europei in Indonesia, Sumatra, Papuasia e soprattutto in Africa Occidentale.

 

 

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