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L. Pescador, 1995

 

 

 

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LE FIGURE MAGICHE DEI TEKe

 

a cura di Vittorio Carini

 

 

mappa delle etnie della Repubblica del Congo    illustrazione del 1598 sugli Anzichi    Capo Teke    Paesaggio Teke    Capo Teke

 

Gli antichi Teke, (sing. Muteke, plur. Bateke) descritti dai primi esploratori europei con il nome di Anzichi, Ategue, Moteques, Meticas, Bakono, Tio, ecc… costituirono la popolazione predominante che nei secoli XIV e XV, in seguito a migrazioni da Nord-Ovest, occupò la maggior parte dei territori di quella che è oggi l’attuale Repubblica del Congo (ex-Congo Francese-Brazzaville,) parte del Gabon e oltre il fiume Congo lungo le sponde della Repubblica Democratica del Congo (ex-Zaire) nell’Area di Kinshasa.

I guerrieri Teke, di certo non estranei ai traffici di schiavi, erano particolarmente temuti dalle popolazioni vicine per la loro fama di ferocia e abilità nei combattimenti. Per questo fatto il loro isolamento si accentuò per lungo tempo, nonostante i colonizzatori francesi si premurassero di sopprimere ogni guerra intertribale che potesse nuocere ai loro commerci e disturbare le loro attività. In effetti, alla fine dell’800, tutti questi conflitti giocarono a favore di Pierre Savorgnan de Brazza, nobile friulano, naturalizzato francese dopo averne frequentato l’Accademia Navale, che con grande abilità e senza colpo ferire stipulò un trattato con il Re dei Teke, Makoko Illo.

Il Re, timoroso che i potenti bianchi (mundele) si alleassero con le popolazioni nemiche come ad esempio gli Obamba e i Bakongo, firmò di fatto un trattato incondizionato di alleanza e di annessione dei suoi territori alla Francia.

 

Pierre Savorgnan de Brazza    Savorgnan de Brazza e il Re dei Teke    Lettera di Savorgnan de Brazza    Il Re dei Teke    Capo Teke

 

A differenza di altre, stranamente le popolazioni Teke e le loro produzioni plastiche furono per molto tempo alquanto trascurate da antropologi e studiosi. La difficoltà di una traslitterazione esatta dei termini riguardanti le sculture di tipo religioso era complicata dal fatto che ogni gruppo clanico e famigliare, a seconda dei diversi stanziamenti, usava termini differenti per indicarne le varie tipologie.

Le loro statuette magiche (chiamate generalmente tutte biteki o bitegué), quasi sempre di tipo maschile, sfuggono anche a catalogazioni precise, poiché solo il destinatario e chi le fabbricava ne potevano conoscere i poteri intrinseci e l’uso al quale erano destinate.

 

Secondo R. Lehuard (1996),  le statuette bifwa, legate al culto degli antenati, sono di due tipi: le bankaga, positive, e le mupfu, negative, a loro volta suddivise in nkiba (statuette senza reliquie e aggiunte di sorta) che rappresentavano fisicamente l’antenato, e buti (butti), statuette più importanti cariche di reliquie che ne materializzavano lo spirito e il potere soprannaturale. Queste statuette potevano detenere: i bonga, categoria che comprendeva componenti terapeutiche, le nsala, forze per ottenere la guarigione, le iloo, forze destinate a combattere contro i malefici, le stregonerie e contro gli spiriti degli antenati malvagi, oppure le ikwene, forze magiche di protezione che assicuravano il successo in ogni impresa.

Secondo lo storico Jan Vansina, autore di una monografia sui Teke-Tio in seguito a  ricerche sul terreno dal 1963 al 1965, le statuette magiche erano chiamate itio (figura di legno utilizzata come feticcio.)

 

La decadenza dell’uso di queste figure lignee fu sicuramente accelerata dall’avvento alla fine degli anni ’60 del XX secolo della setta religiosa sincretica del profeta Malanda, la Croix-Koma, che ingiunse a tutti i suoi adepti di consegnare tutte le statuette sacre che però non vennero distrutte ma raccolte in una sorta di museo a Kankata, da cui furono disperse poco a poco nel corso degli anni.

Ma la causa più grave fu costituita, quasi contemporaneamente, dall’azione del movimento politico JMNR (Jeunesse du Mouvement National de la Révolution) di pragmatico stampo maoista, che si incaricò di condurre una campagna battezzata, “l’incendio dei feticci”, contro i vecchi e tutto ciò che rappresentavano. I vecchi furono quindi perseguitati, umiliati, molestati e soprattutto ridicolizzati. L’operazione, a volte anche violenta, fu sistematica e capillare, tesa a spogliare le generazioni precedenti di un potere considerato insopportabile, oltre che molto pericoloso per l’uso delle pratiche magiche della stregoneria. (Ricordo che alla fine degli anni ’70 a capo di ogni villaggio presiedevano ormai un capo tradizionale e un capo politico mandato e  imposto dal governo centrale (n.d.r.).

 

Qualche piccola sacca di resistenza fu tollerata. Ad esempio, negli anni ’80, sul Plateau di Mbé, sede storica dei re Makoko, operava ancora un vecchio scultore tradizionale, Bernard Mamou, che scolpiva soprattutto su richiesta del mercato occidentale.

 

Bernard Mamou al lavoro    Opere di Bernard Mamou    Statuetta magica 

 

 

 

 

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