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L. Pescador, 1995

 

 

 

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ERE IBEJI YORUBA

 

 

A cura di Gian Carlo Matta,

con la collaborazione di Federico Carmignani per la stesura del testo e

di Vittorio Carini per la supervisione e la documentazione iconografica.

 

mappa delle etnie della Repubblica del Congo           

 

       

 

La popolazione Yoruba, di lingua Kwa, stanziatasi fin dall’epoca neolitica nella regione sud-occidentale della Nigeria e in parte con il nome di Anago nella regione sud-orientale dell’attuale Repubblica del Benin (ex-Dahomey), viene stimata oggi in circa 20 milioni di individui. Suddivisi in circa 20 sottogruppi, che tradizionalmente corrispondevano a regni autonomi organizzati con una gerarchia a forma piramidale, tutti gli Yoruba conservano affinità linguistiche, religiose e culturali che in un lontano passato e nei secoli successivi contribuirono a sviluppare una notevolissima produzione artistica.

Le tracce iniziali della loro arte sono datate agli inizi del primo millennio, periodo a cui risalgono i famosi bronzi e terrecotte di Ife, la città sacra di questa popolazione e da essa ritenuta luogo stesso di origine della specie umana.

Intorno al 1400 D.C., dalle ceneri dell’antico regno di Ife sorse l’impero di Old Oyo che governò sugli Yoruba sino agli anni 1830 circa, quando le rivolte di alcune città stato e l’invasione dal nord dei Fulani causarono il collasso dell’impero e la caduta della città reale di Oyo. Seguì poi un periodo d’instabilità e guerre tra i vari reami che durò per oltre 50 anni, causando la distruzione di popolosi centri abitati e d’opere d’arte.

La “pax britannica” alla fine del XIX sec. ristabilì un periodo di tranquillità fino all’indipendenza nigeriana, avvenuta poi nel 1960.

 

Uno dei luoghi più straordinari dell’antica cultura Yoruba, legato al culto degli antenati: il bosco sacro di Esie, nella regione di Igbomina, in cui vi erano accumulate  circa 800 statue in pietra. (D’Arcore, 1942). Se in un primo tempo si stimava risalissero al 12°-15° secolo, studi recenti ne hanno retrodatato la presumibile origine dal 950 al 1260 D.C. 

 

                   

 

Anticamente, tra gli Yoruba come del resto in altre realtà socio-religiose africane, la nascita di gemelli era ritenuta una maledizione, poiché si riteneva che solo gente di bassa estrazione e reietti della società fossero capaci di partorire figli in coppia come fanno gli animali. Inoltre, si sospettava che l’evento fosse collegato anche a pratiche sessuali promiscue e multiple. Queste credenze portavano quindi alla soppressione dei gemelli subito dopo la nascita, per timore che emarginazione, disgrazie e sventure si accanissero sulla madre e su tutto il nucleo famigliare.

Non esiste una causa certa del cambiamento e dell’accettazione della società rispetto ad un evento del tutto naturale, poiché i racconti al riguardo sono contrastanti; in ogni caso, intorno al primo quarto del XIX sec., verso la fine dello “Old Oyo Empire”, queste consuetudini cruente cessarono in modo radicale, presumibilmente a seguito di un decreto del 1820 a firma dello stesso Re di Oyo. L’infanticidio dei gemelli fu così proibito in tutto il territorio e la loro nascita venne accolta da allora come segno di prosperità e di benevolenza divina.

 

       

 

La religione Yoruba si estrinseca in un  pantheon variegato con numerosissimi dei e spiriti (Orisa), ognuno con una propria specifica attribuzione, che giocano un ruolo peculiare nella vita sociale e rituale di questo popolo.

All’interno di questo complesso misticismo, si instaurò il culto dei gemelli protetti anche dal dio del tuono, Shango. Dato che i gemelli erano ritenuti in possesso di un’anima in comune, in sostituzione di gemelli deceduti si scolpirono statuette/simulacri di legno -per ristabilirne l’equilibrio spirituale- che furono chiamate ere ibeji. (Ere= immagine sacra, ibi= nato, eji= due).

 

 

 

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