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L. Pescador, 1995

 

 

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Landuman, maschera Thönköngba

(Guinea) - legno e metallo - h cm 95

 

Ex Coll. Edith Hafter, Zurigo

Ex. Coll. Bernard Dulon, Parigi

Coll. privata, Brescia

 

Esposizioni:

- Die Kunst von Schwarz-Afrika, Kunsthaus, Zurigo, 1970

- Afrique Noire, Musée des Beaux-Arts, Neuchatel, 1971

- Afrika – Maske und skulptur, Historischen Museum, Olten, 1989

 

Pubblicazioni:

- Elsy Leuzinger, Die Kunst von Schwarz-Afrika, Recklinghausen, 1970, fig. E21

- Elsy Leuzinger, L’arte dell’Africa nera, Milano, 1972, fig. E20

- Karl Ferdinand Schaedler, Afrika – Maske und Skulptur, Olten, 1989, pag. 13, fig. 3

- Rivista Qui Brescia, anno 1, n. 2, settembre 2004, Brescia,  pag. 148

- Opera registrata alla Yale University Art Gallery, a cura di Guy van Rijn. Numero di archivio 0028369-01

 

Le etnie principali dei Baga, dei Nalu, dei Landuman sull'alto Rio Nunez ed altre popolazioni minori della Guinea sud-occidentale possono essere considerate appartenenti allo stesso gruppo aventi in comune la medesima cultura, della quale usavano scambiarsi reciprocamente gli strumenti e gli elementi formali.

 

La maschera astratta sintesi geniale del bufalo, della tartaruga e del serpente sta forse a significare, secondo Elsy Leuzinger, il dualismo tra terra ed acqua.

 

Di questa maschera denominata Thönköngba si sa ben poco. Alcuni sostengono che fosse utilizzata a protezione del villaggio e collocata sulla dimora esterna dello chef; altri come Frederick Lamp, che fosse in uso in alcune danze ed anche come elemento di altare rituale.

 

Non esistono foto in situ conosciute a dimostrazione di come l'oggetto fosse considerato degno di particolare protezione.

In effetti, questa Landuman reca tutti i segni di un utilizzo rituale: la patina è scura ed oleosa a dimostrazioni di ripetuti versamenti sacrificali, le tracce terrose sono numerose data la sua collocazione e nella cavità interna, sono visibili perfino le tracce di nidi di insetti.

 

Proprio per questo suo aspetto misterioso, questa maschera è ancora più affascinante, carica di reconditi significati e potenti riti.

 

Dal punto di vista estetico, appare evidente l'equilibrio delle forme e dei volumi che mirabilmente si fondono in uno slancio verticale di significativa tensione.

 

Le corna del bufalo sono unite anche se uno spazio vuoto interno le distanzia e sono congiunte ad un corpo centrale solcato da numerose incisioni sia orizzontali che verticali che a sua volta è l'inizio di un lungo "collo" a sezione pentagonale, solcato da finestrelle rettangolari che si succedono regolarmente. Il "muso" si conclude con una parte mobile, una sorta di bocca destinata a chissà quale significato.

 

L'aspetto "vissuto" conferisce alla maschera un'aura di mistero che è parte integrante della sua bellezza, sia di quella esteriore che di quella interiore.